Generalmente
con il nome Tibet, ci si riferisce alle tre province dello U-Tsang,
del Kham e dell'Amdo (vedi cartina).
Uno dei primi effetti
dell'invasione cinese fu quello di scorporare il Tibet, smembrarlo
e annettersi le due province orientali; di conseguenza pertanto
il Kham e l'Amdo fanno attualmente parte delle regioni cinesi
dello Yunnan, e del Sichuan (Szechwan) e quello che viene chiamato
Tibet, ovvero Tibetan Autonomous Region (TAR: una denominazione
questa che è in realtà una presa in giro poiché
non esiste alcuna forma di autonomia) si riferisce soltanto a
quello che è il Tibet centrale.
Il TAR, Tibet Autonomous
Region, è nato nel 1965.
La Repubblica Popolare Cinese riconosce la Legge Internazionale
sancita dalla Convenzione di Vienna, ovvero considera illegale:
- ogni pretesa di sovranità di uno stato su un altro,
basata sulla conquista del territorio
- l'occupazione e l'imposizione di iniqui trattati
- l'uso della forza e della minaccia
- l'imposizione di ingiusti trattati
- la continua e illegale occupazione di un paese, che non può
in alcun modo garantire all'invasore il diritto di proprietà
del territorio occupato.
La Cina riconosce
tutti questi punti e per quanto concerne i propri casi li applica
molto rigidamente.
La stessa Cina difatti, in periodi di maggior debolezza, fu costretta
da alcune potenze occidentali a firmare una serie di trattati.
Ora però, richiamandosi alla Convenzione di Vienna, non
ritiene più validi quegli stessi trattati che essa stessa
si vide costretta a firmare, adducendo come motivazione primaria
proprio il fatto che furono frutto di pressioni coercitive esercitate
con la forza.
La carta delle
Nazioni Unite (che la Cina ha ratificato) afferma nel primo articolo
che "vanno sviluppate relazioni amichevoli tra le nazioni,
basate sul rispetto dei principi di eguali diritti e autodeterminazione
tra i popoli" e contempla nell'articolo 2 il divieto assoluto
della violenza.
Ancora una volta quindi notiamo un trattato in cui si vieta esplicitamente
l'annessione con la forza di qualsiasi territorio e la Cina risultare
tra le firmatarie.
E' importante inoltre
rilevare una posizione ufficiale, davvero nobile, del governo
cinese in una dichiarazione risalente al 29 ottobre 1971 che
dice: «Il governo della Repubblica Popolare Cinese e del
popolo cinese, si oppongono permanentemente alla politica di
aggressione e di guerra perseguita dall'imperialismo, appoggiando
nella loro giusta lotta le nazioni assoggettate ed i popoli oppressi,
per una liberazione nazionale contro ogni ingerenza dall'esterno
per un governo autonomo».
Questo, com'è
evidente, rappresenta un enorme controsenso perché se
è vero da una parte che nessuna annessione territoriale
raggiunta con la forza costituisce diritto ad impadronirsi di
un territorio, è altrettanto vero che la Cina sta manifestamente
violando le stesse convenzioni di cui essa stessa è orgogliosamente
firmataria.
Ma cosa sostiene,
a questo proposito, il governo cinese?
Premettiamo che
d'ora in poi quando si parlerà di "Cina" ci
si riferirà sempre al "governo cinese", poiché
oggi un deciso movimento di dissidenza interno, il quale vede
protagonisti molti democratici cinesi, risulta presente all'interno
della stessa Repubblica Popolare. Dopo gli storici fatti del
4 giugno 1989 infatti (studenti universitari, appoggiati da movimenti
operai, nonché da impiegati e liberi imprenditori, giunsero
ad occupare per circa tre settimane la famosa piazza T'ien-An-Mên
di Pechino, per protestare contro la dilagante corruzione e per
invitare il governo ad una maggior liberalizzazione politica;
come tutti probabilmente ricorderete la protesta fu violentemente
repressa con duri interventi dell'esercito cinese che in quell'occasione
fu responsabile dell'uccisione di migliaia di dimostranti) numerosi
cinesi risiedono all'estero e sulla questione tibetana hanno
posizioni molto diverse da quelle del governo del loro Paese.
Quando parleremo di "Cina" perciò ci riferiremo
al "governo" attuale e a quello che lo ha preceduto
dal '49 fino ad oggi.
Il governo cinese
sostiene che quella del Tibet non può essere definita
una "occupazione" poiché, a loro dire, il Tibet
avrebbe sempre fatto parte della Cina, ma questo è un
clamoroso falso storico, poiché il Tibet non ha mai assolutamente
fatto parte della Cina (a tal proposito consigliamo la lettura
di un testo chiaro e sintetico: «UNA STRANA LIBERAZIONE»
di David Patt - Ediz. Chiara Luce).
La Cina, per avvalorare
la sua posizione, fa appello a tre momenti storici, ma è
solo un tentativo di manipolazione dei fatti, un atteggiamento
tipico di chi è abituato ad agire con l'arroganza che
gli deriva dalle eccessive mire espansionistiche, un "atteggiamento
mentale" molto diffuso fra i dominatori, i colonizzatori
e gli imperialisti. Essa adduce tre momenti storici che però
falsificano completamente la reale storia del Tibet.
Vorremmo qui analizzare,
sinteticamente ma con rigore scientifico, questi tre momenti
storici, al fine di favorire la diffusione della verità
e smantellare la menzogna cinese.
Il primo momento
storico al quale i cinesi fanno appello per sostenere l'appartenenza
del Tibet alla Cina, risale all'epoca monarchica.
Il Tibet conobbe una grande monarchia. Per circa 250 anni, tra
il 610 all'842, il regno del Tibet si espanse notevolmente in
tutta l'Asia centrale. Il primo re del Tibet (che in realtà
è il 33° delle cronache tibetane ma è comunque
il primo le cui gesta sono note anche agli storici cinesi e che
pertanto ha importanza storica da loro riconosciuta), si chiamava
Song Tsan Gampo. Questo re ebbe due mogli, per la precisione
due principesse, una nepalese, Brikudi, ed un'altra cinese, Songtsen
Gampo, della dinastia Tang.
Quella che avete appena letto rappresenterebbe, secondo i cinesi,
la prima (assurda) prova che dimostrerebbe l'appartenenza del
Tibet alla Cina.
Non avrebbe bisogno di commenti ma preferiamo farne almeno un
paio.
Innanzitutto quando
si concede una principessa in sposa ad un re, ciò non
rappresenta generalmente un segno di potere ma nel caso di sottomissione;
se poi si dovesse prendere per buona questa "teoria"
allora il Tibet dovrebbe "appartenere" anche al Nepal,
poiché una delle due mogli di quel re era appunto una
principessa nepalese (fortuna ha voluto però che il Nepal
non abbia mai rivendicato alcuna sovranità sul Tibet).
Nella realtà il Tibet non solo fu uno stato completamente
indipendente ed autonomo, ma anche ampio e potente, e proprio
questo fu il motivo che spinse la Cina a stipulare una pace offrendo
in moglie al re tibetano una loro principessa.
A quell'epoca il
buddhismo in Tibet era ancora agli albori, successivamente però
la sua ampia diffusione fece in modo che il Tibet smettesse di
essere uno stato guerriero e si orientasse sempre più
alla religione e alla ricerca spirituale.
All'inizio della
monarchia comunque il Tibet era ancora uno stato guerriero in
possesso d'un esercito molto forte e per questo conobbe una grandissima
espansione.
Il regno Tibetano infatti, tra il 645 e il 787, conquistò
praticamente tutta l'importante via della seta e si annesse tutte
le città carovaniere fino al famoso deserto del Taklimakan
(quello che Marco Polo chiamò il deserto senza ritorno).
Conquistando questi nodi di grande importanza per il commercio
il Tibet estromise quindi la stessa Cina dai traffici commerciali
imponendosi come potenza dominatrice dell'Asia centrale. Queste
conquiste rappresentarono consistenti affermazioni di potere
poiché lungo l'importante via della seta transitava l'enorme
ricchezza proveniente dall'Europa (in primis Venezia) verso l'estremo
oriente, controllare quei nodi quindi significava controllare
l'intera attività commerciale.
Il "grande impero cinese" (che oggi rivendicherebbe
assurde pretese di possesso) fu in realtà sottomesso ai
tibetani per oltre due secoli.
E' giusto segnalare
inoltre che lungo la famosa ed importante "via" non
transitavano solo merci preziose quali seta, oro, tappeti ecc.,
ma anche cultura, progetti, idee innovative.
In quell'epoca possedere e controllare le città carovaniere,
significava entrare in contatto con il mondo persiano, greco,
indiano nonché con le altre importanti culture che si
intrecciavano lungo questa importante via.
Addirittura, se
proprio si vuole analizzare attentamente la storia, l'unico caso
che vide una vera importante guerra tra Tibet e Cina (763), vide
anche i Tibetani vincitori e conquistatori dell'antica capitale
cinese Chang'an.
Il Tibet controllò per anni la Cina tramite sovrani fantoccio
e impose ai cinesi tributi annuali di 50.000 rotoli di seta.
Pertanto se qualcuno vuole rivendicare diritti, questi dovrebbe
essere proprio il Tibet poiché lui conquistò e
controllò la capitale cinese, non il contrario.
Ciò che
hai appena letto è la vera storia, non faziosa, la storia
oggettiva, analizzata con metodo, senza partigianeria.
Un documento estremamente
significativo (un trattato di pace siglato tra l'821 e l'822
tra Cina e Tibet che sanciva per sempre la collaborazione e la
non aggressione fra i due paesi) è ancora scolpito su
una colonna di pietra e scritto in due lingue, cinese e tibetano,
ed è osservabile ancora oggi nella capitale del Tibet:
Lhasa.
Il testo di questo antico trattato di pace inizia con queste
parole:
Il Gran Re del
Tibet, Divino e Miracoloso Signore,
e il Gran Re della Cina, Hwang-ti, fra di loro come nipote e
zio,
hanno stabilito un'alleanza tra i loro due regni
ed hanno ratificato un grande accordo.
Dèi e uomini ne sono a conoscenza e ne sono testimoni,
in modo che tale alleanza non possa mai essere modificata...
Tibet e Cina si manterranno entro i confini
dei territori che occupano in questo momento.
Tutto il territorio che si trova ad oriente
appartiene al paese della Grande Cina,
mentre tutto quello che si trova ad occidente,
senza alcuna possibilità di contestazione,
appartiene al paese del Grande Tibet.
Da questo momento in avanti,
non vi saranno più guerre né spartizioni di territori,
né dall'una né dall'altra parte del confine...
Questo solenne
accordo dà inizio ad una grande epoca
nella quale i tibetani saranno felici nella terra del Tibet
ed i cinesi felici nella terra di Cina ...
Hugh E. Richardson
- Tibet and Its History -
(Boston, Shambala, 1984) - pag. 259
Abbiamo ritenuto
opportuno presentare questo passo di esempio, tanto perché
ci si renda conto di quanto fossero chiare le posizioni sul piano
politico.
Questo trattato risale a quasi 1.200 anni fa ed è ancora
chiaramente leggibile nel centro di Lhasa.
Ora, direbbe il buon Antonio Lubrano, la domanda sorge spontanea:
se il Tibet fosse realmente appartenuto alla Cina, perché
mai questi due Paesi avrebbero dovuto stabilire un trattato di
pace di quel tipo?
Ma facciamo un
altro salto, stavolta di circa 400 anni, ed andiamo a vedere
qual è il secondo momento storico utilizzato dai cinesi
a sostegno della loro pretesa di possesso.
Siamo ora nel 1260 circa in epoca mongola.
L'impero mongolo
fu l'impero più grande nella storia dell'umanità,
si estese praticamente dall'oceano Pacifico a Vienna, cioè
fino all'Europa centro-orientale.
I mongoli conquistarono, con Gengis Khan prima, e con Altan Khan
e Kubilai poi, tutta l'Asia centrale.
Kubilai, per l'appunto, conquistò e distrusse Pechino,
(Begin, capitale della Cina) saccheggiandola totalmente. Successivamente
vi costruì la sua reggia e ne fece la capitale del suo
impero: l'impero mongolo.
Appare quindi storicamente
chiaro che sia la Cina che il Tibet furono conquistati dai mongoli.
E' importante memorizzare questo dato poiché prova con
evidenza la palese mistificazione della storia perpetrata dai
cinesi. Si pensi che questo argomento fu usato da alcuni faziosi
storici cinesi per sostenere una teoria a dir poco paradossale:
il fatto che anche il Tibet fosse sotto il controllo mongolo
sarebbe oggi la dimostrazione che il Tibet è parte della
Cina.
Ma ciò è
semplicemente inaccettabile. Paradossale!
Se tutti i paesi
controllati dall'impero mongolo dovessero oggi far parte della
Cina allora anche la Corea, gran parte dell'Asia centrale, e
praticamente mezzo mondo dovrebbe appartenere alla Cina!
I più intraprendenti
vadano a vedere il libro bianco che distribuiscono all'ambasciata
cinese! La loro ricostruzione, la loro riscrittura della storia...
proprio questi sono i punti: tutto quello che i mongoli avevano
conquistato e tutto quello che faceva parte dell'impero mongolo
dovrebbe far parte della Cina...
Vedremo invece
che esistono particolari molto importanti che riguardano la posizione
del Tibet rispetto a quella della Cina durante gli anni di occupazione
dell'impero mongolo.
La dinastia mongola
si chiamerà dinastia Yuen.
Mentre i mongoli nel conquistare la Cina e molte altre aree dell'Asia,
si comportarono come quei gran guerrieri nomadi che erano, cioè
saccheggiando, mettendo tutto a ferro e fuoco, distruggendo ogni
cosa e uccidendo tutti (i mongoli risparmiavano solo le donne
con cui si univano in matrimonio e gli artisti ai quali facevano
costruire le loro abitazioni, essi, avendo sempre viaggiato e
vissuto nelle tende, non impararono mai l'arte della muratura).
In Tibet il fenomeno si attuò in maniera completamente
diversa, proprio questo, vedremo, fu poi sostanzialmente all'origine
della caduta dell'impero mongolo.
In Tibet i mongoli ebbero un forte impatto con la spiritualità
della Cultura Tibetana, cioè con il buddhismo.
Lo stesso Kubilai Khan incontrò un grande Lama nel monastero
Sakyapa, ne rimase rapito e lo nominò proprio Maestro
spirituale.
Da quel momento in avanti, tutti gli abati dei monasteri Sakyapa,
(famosissimo è l'abate Pak Pa), diventarono i personali
maestri spirituali degli imperatori mongoli, e quest'ultimi ricambiarono
nominando gli abati governatori di tutte e tredici le province
del Tibet.
Con il Tibet quindi
i mongoli instaurarono un rapporto completamente diverso da quello
stabilito con la Cina.
Tutto questo è
documentato da testi scritti nel 1260, periodo in cui i mongoli,
invece di saccheggiare il Tibet, riempirono di doni i vari monasteri.
Quando parliamo di "doni" ci riferiamo ad oro, tappeti,
ed altri beni preziosi. I mongoli pagarono profumatamente intere
scuole di pittori a cui affidarono il compito di dipingere ed
affrescare i templi buddhisti. A tal proposito fecero giungere
artisti dal Bhutan, dal Sikkim, dalla stessa Cina e dall'India.
I mongoli elargivano
preziosissimi doni ai loro Lama proprio per dimostrare l'immenso
rispetto che avevano per i loro insegnamenti e per la filosofia
buddhista in generale.
Si instaurò
pertanto fra mongoli e tibetani il rapporto "che-ion",
un particolare rapporto tra il Maestro spirituale e l'Imperatore
(la prima sillaba si riferisce a qualcosa di sacro, qualcosa
di spirituale, mentre la seconda può essere tradotta come
"benefattore") il che-ion è oggi di grande attualità
negli studi della Tibetologia Internazionale.
In pratica che-ion è il rapporto tra l'intellettuale ed
il suo "sponsor". Oggi molti studiosi lavorano instancabilmente
alla traduzione degli antichi testi anche per cercare preziosi
paralleli con la sfera culturale del nostro occidente.
Questo importantissimo
rapporto che-ion si ripeterà ancora con gli imperatori
della dinastia dei Manciù: il Lama tibetano sarà
l'intellettuale, il maestro spirituale, e l'imperatore mongolo
lo "sponsor". Un rapporto, come si può facilmente
vedere, completamente diverso da quello stabilito con i cinesi.
Aggiungiamo che
il territorio del Tibet fu abbandonato dai mongoli ben 18 anni
prima di quello cinese.
Dal 1351 fino al
1600 pertanto il Tibet fu di nuovo autonomo, indipendente e governato
da prìncipi tibetani. Inoltre, venendo meno il rapporto
che-ion, tornò ad essere di nuovo in tutti i suoi usi
e costumi completamente "tibetano".
Giungendo al 1617,
cioè al periodo del grande V° Dalai Lama, abbiamo
praticamente un Tibet configurato come sarebbe adesso, con il
Potala (residenza del Dalai Lama) considerato al tempo stesso
castello, Tempio e fortezza.
Il Potala è
molto significativo perché raccoglie insieme tutte le
caratteristiche dell'architettura tibetana e funge altresì
da fortezza.
Giuseppe Tucci, grande tibetologo italiano, pioniere degli studi
tibetologici moderni scrisse: "sembra proseguire le forme
della natura, appollaiato in cima alla montagna, riprende le
linee stesse del paesaggio con questa sua rastremazione, e gli
stessi materiali con i quali è costruito sono ecologici,
totalmente compatibili con l'ambiente, naturali (la terra cruda,
il legno, la pietra), i colori utilizzati, anche questi non staccano
dall'ambiente". . . . . . . . . .(continua) |